Posted by & filed under .

La “Benedicta” (750 s.l.m.) appartiene al comune di Bosio ed è situata nel Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo. Il cascinale della Benedicta rappresenta uno dei luoghi più importanti nella storia della Resistenza alessandrina e italiana. Convento benedettino nel Medioevo, centro della proprietà terriera degli Spinola in età moderna, divenne la sede del comandopartigiano della III Brigata Liguria nella primavera del 1944: nell’aprile di quell’anno i nazifascisti attaccarono in forze i partigiani, uccisero decine di ragazzi, ne avviarono centinaia ai campi di concentramento e distrussero il cascinale.

Nel 1999 è sorto il Comitato per il recupero e la valorizzazione della Benedicta per iniziativa del Consiglio Regionale del Piemonte, della Provincia di Alessandria, dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, del Comune di Bosio, dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria, della Città di Ovada, della Comunità Montana Alta VaI Lemme e Alto Ovadese, del Parco Capanne di Marcarolo e dell’ Associazione Amici della Colma: il Comitato si prefiggeva lo scopo di promuovere la conoscenza, il recupero e la valorizzazione del sito storico che fu teatro dell’eccidio della Pasqua 1944. Successivamente hanno aderito le Città di Alessandria e Novi Ligure, l’Associazione Nazionale ex deportati e l’Istituto del Nastro Azzurro.

Il Comitato ha provveduto a coordinare i lavori di pulitura, restauro e consolidamento dei ruderi del sito della Benedicta, minato dai nazifascisti nel corso del rastrellamento. Nel 2003 il Comitato si è trasformato in Associazione Memoria della Benedicta che si propone la gestione, la valorizzazione e la promozione della zona monumentale, destinandola ad attività culturali anche attraverso un centro di documentazione e un museo. Alla costituzione dell’Associazione hanno partecipato la Provincia e la Città di Genova, le Comunità Montane Alta VaI Polcevera e Valli Stura e Orba; oltre ai Comuni limitrofi alle zone del rastrellamento e che hanno avuto caduti nell’eccidio, sono stati coinvolti anche l’Istituto Ligure per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea e le associazioni partigiane e degli ex deportati della Liguria.